Andrej Nikolaevič non si era mai considerato un uomo debole. All’apparenza era calmo, composto, capace di dominare le proprie emozioni e mantenere il controllo anche nelle situazioni più difficili. Ma in presenza della suocera, tutta la sua forza interiore sembrava vacillare. Elena Viktorovna, donna autoritaria e tagliente, pareva divertirsi a colpirlo con battute pungenti, come se la sua unica missione fosse quella di umiliarlo. Le sue frecciate si ripetevano durante le cene, nelle conversazioni più banali, perfino nelle piccole cose.
Quella sera tutto era cominciato con un paio di frasi apparentemente innocue. Marina, sua moglie, non vi aveva dato peso, ma Andrej le aveva vissute come un insulto diretto. Non replicò, ma dentro di sé il rancore cresceva come un fuoco. Più tardi, quando la moglie si ritirò in camera, lui rimase solo in cucina. Aprì la bottiglia di vodka che aveva portato a casa e tracannò alcuni bicchierini uno dietro l’altro. L’amarezza dell’alcol non cancellava l’offesa, ma lo spingeva verso una decisione che fino a quel momento non avrebbe mai immaginato di prendere.
Un piano nato nell’oscurità
Andrej era convinto di aver sopportato troppo. La suocera aveva varcato il limite, e quella notte lui avrebbe rimesso le cose a posto. Nella sua mente si delineava un piano rischioso e assurdo: entrare nella sua stanza e dimostrarle che non era un uomo da ridicolizzare, ma qualcuno da rispettare. Era deciso a spezzare quel circolo vizioso, anche solo con un gesto, con uno sguardo.
Era ormai passata la mezzanotte. Marina respirava profondamente nel sonno. Andrej versò un ultimo bicchierino, lo bevve d’un fiato e, con un coraggio che sembrava più follia che forza, si diresse silenzioso verso la stanza di Elena Viktorovna. Il cuore gli batteva così forte che temeva si sentisse in tutta la casa.
L’incontro che non avrebbe mai dimenticato
Appena socchiusa la porta, Andrej si immobilizzò. La scena davanti a lui era ben diversa da quella che si era immaginato. La luce soffusa di una lampada rischiarava la stanza. La suocera non dormiva: era seduta sul letto, come se lo stesse aspettando. Stringeva fra le mani un vecchio album di fotografie e, quando alzò lo sguardo su di lui, accadde qualcosa che lo paralizzò.

Non c’era più la solita freddezza, né quel disprezzo beffardo che conosceva bene. Nei suoi occhi brillava una miscela di paura e dolore, un’espressione che Andrej non aveva mai visto prima.
— Sei venuto lo stesso, — mormorò lei, con voce rotta. — Sapevo che, prima o poi, questo momento sarebbe arrivato…
Ombre dal passato
Andrej non capiva. Quelle parole non riguardavano certo il battibecco della sera. C’era qualcosa di più profondo, di antico, un segreto che sembrava emergere dal silenzio di anni. Le mani della donna tremavano mentre stringevano l’album al petto.
Fece un passo avanti e, in quell’istante, una fotografia scivolò a terra. Quando la raccolse, il sangue gli gelò nelle vene. Nello scatto c’era un giovane dall’aspetto incredibilmente simile al suo.
La somiglianza era talmente evidente che non poteva essere una coincidenza. Elena Viktorovna si precipitò a strappare la foto dalle sue mani, la infilò di nuovo nell’album e lo serrò con forza. Ma era troppo tardi. Andrej aveva visto abbastanza.
Centinaia di domande gli esplosero in testa. Chi era quell’uomo? Perché il suo volto era praticamente il suo riflesso? Quale segreto custodiva la suocera con tanta disperazione?
Un silenzio che brucia
La notte sembrava non finire mai. Elena Viktorovna non aggiunse altro. Solo una frase, glaciale e definitiva: “Torna in camera tua. Non entrare mai più qui dentro.”
Ma Andrej non chiuse occhio. La sua mente correva senza tregua, l’alcol non bastava più a placare il tormento. L’antico rancore si era trasformato in angoscia, curiosità e paura.
La mattina successiva, Marina non notò nulla di strano. Il marito era pallido, ma trattenuto, e la madre si comportava come se nulla fosse accaduto. Solo per Andrej tutto era diverso.
Ora viveva con la consapevolezza che sotto quel tetto si nascondeva un segreto in grado di sconvolgere non solo la sua vita, ma quella dell’intera famiglia.
E ogni notte, al rintocco dell’orologio, davanti ai suoi occhi tornava quell’immagine: il volto di uno sconosciuto così simile al suo, da sembrare il riflesso della verità che ancora non osava affrontare.