Alena non ha mai amato l’autunno. Il vento freddo, il buio che cala troppo presto, l’aria malinconica che sembra avvolgere tutto – ogni dettaglio le pesava sull’anima. Eppure, ogni anno, in questo stesso periodo, si recava al cimitero per prendersi cura della tomba di sua madre. Era diventato un rituale di memoria e amore, un gesto che non avrebbe mai abbandonato.
Quella giornata sembrava identica a tutte le altre. Sistemò i fiori, pulì la polvere dalla lapide, accese una candela. Normalmente, la sua visita si sarebbe conclusa lì. Ma qualcosa, tra i cespugli cresciuti selvaggi, attirò la sua attenzione: una tomba dimenticata, trascurata, quasi inghiottita dall’erba alta.
Un richiamo inspiegabile
Alena si avvicinò lentamente. La lapide era inclinata, i caratteri quasi cancellati dal tempo, ma riuscì a leggere un nome: Maria Nikolaevna Kuznetsova Orlova. Attorno regnavano abbandono e silenzio: erbacce secche, resti di vecchi fiori ormai marciti, qualche pezzo di spazzatura spinto dal vento.
Dentro di lei nacque un sentimento strano: pietà mescolata a un’attrazione che non sapeva spiegare. Senza riflettere troppo, tolse i guanti, prese dalla borsa una bottiglia d’acqua e un panno, e iniziò a pulire. Le mani si muovevano da sole, come guidate da una forza invisibile. Strofinava la pietra, spazzava via la polvere, liberava il terreno dalle erbacce.
Quando ebbe finito, la tomba appariva diversa, più dignitosa, quasi riportata in vita. Alena si allontanò, ma non poté fare a meno di voltarsi indietro. Per un istante ebbe l’impressione che la lapide la stesse osservando. Un brivido le percorse la schiena.
L’alba inquietante
La mattina seguente si svegliò di soprassalto. Un sogno strano l’aveva turbata: qualcuno la chiamava per nome con voce flebile. Accese la luce, ancora agitata – e rimase senza fiato.

Sul comodino, accanto al letto, c’era un piccolo mazzo di fiori gialli di campo. Gli stessi che aveva visto, ormai appassiti, sulla tomba di Maria. Solo che adesso erano freschi, vivi, come appena raccolti.
Il cuore iniziò a batterle all’impazzata. Viveva da sola. La porta era chiusa a chiave, le finestre serrate. Chi poteva averli messi lì?
La ricerca della verità
Per giorni non trovò pace. Decise di indagare e scoprì, attraverso vecchi archivi, che Maria Nikolaevna era morta tragicamente in un incidente d’auto alla fine degli anni ’60. Il marito e il figlio lasciarono presto la città e di loro si persero le tracce. Nessun altro parente rimase.
Alena non sapeva spiegarsi perché avesse sentito l’impulso di fermarsi proprio davanti a quella tomba dimenticata. Ma da quel momento tornò più volte, portando fiori freschi, tenendo pulito il luogo.
E ogni volta che si allontanava, provava un senso di calma inspiegabile – come se un’anima grata vegliasse silenziosamente su di lei.
Un segno dall’aldilà?
Coincidenza? Suggestione? Forse. Ma il mistero di quel mazzo di fiori rimane. Alena lo conserva ancora, essiccato tra le pagine di un vecchio libro.
Per lei, è la prova che il confine tra vivi e morti non è così netto come crediamo.
Forse era soltanto un caso strano. Oppure un segno preciso, destinato soltanto a lei.