«Il cane che rideva con gli occhi: un’anziana porta in commissariato il suo animale troppo allegro… e svela ciò che l’intero quartiere nascondeva»

Quella mattina il commissariato era immerso in una calma quasi assonnata. Fuori, un vento umido soffiava tra le strade vuote. Dentro, il ticchettio dell’orologio era il suono più forte… fino a quando la porta si aprì cigolando, lasciando entrare un’anziana signora con un lungo cappotto grigio. Sotto il mento, un foulard di lana legato con cura. Al guinzaglio corto trotterellava un cane robusto, dal pelo rossiccio, con la coda che si muoveva così veloce da sembrare pronta a sollevarlo da terra.

Si avvicinò al bancone e, senza esitazione, disse:

— Devo parlare subito con il vostro comandante.

L’agente di turno alzò lo sguardo dai documenti, perplesso.

— Signora, desidera sporgere denuncia?

— Non esattamente, — rispose stringendo il guinzaglio per impedire al cane di saltare. — Sono venuta a raccontarvi qualcosa di importante. Riguarda il mio cane. E forse… qualcosa di più grande.

L’agente gettò uno sguardo all’animale, che in quel momento cercava di arrampicarsi sul bancone, lingua penzolante e occhi che brillavano come se avesse appena vinto alla lotteria.

— Signora, — disse con cautela, — se il cane non sta bene, c’è una clinica veterinaria proprio di fronte.

— No, non capite! — la voce della donna tremava, ma era decisa. — Vivo con lui da anni. Conosco ogni suo sguardo, ogni gesto. Ma nelle ultime due settimane è cambiato. Non è solo felice — si comporta come se fosse sotto l’effetto di qualcosa. Come se… — esitò un attimo — …qualcuno gli stesse dando delle sostanze.

Nella stanza calò un silenzio pesante. Un giovane agente mormorò:

— Forse dovremmo chiamare i servizi sociali?

Ma il sergente anziano, un uomo dai capelli grigi e dal fiuto affinato dall’esperienza, alzò la mano:

— Portatela in sala interrogatori.

La storia comincia in cucina
Seduta lì, la donna raccontò la sua vita: sola, in una vecchia casa alla periferia della città. Le mattine passavano a dar da mangiare al cane, portarlo fuori, sbrigare le faccende. Ma ultimamente, l’animale era solito sparire per un’ora o due, tornando poi incredibilmente eccitato. All’inizio aveva pensato che avesse trovato altri cani con cui giocare. Poi aveva notato che, anche dopo lunghe assenze, non era stanco — anzi, sembrava carico di energia, con uno sguardo troppo vivace.

— I suoi occhi… — disse accarezzandolo con una mano tremante — sono diversi ora. Troppo brillanti.

Il sergente le chiese dove andasse di preciso. La donna ammise di averlo visto attraversare un buco nella recinzione verso il cortile vicino, dove sorgeva un vecchio garage semi-abbandonato. Non si era mai avvicinata di più: la zona aveva una brutta reputazione.

Operazione “Cane Felice”
Due agenti furono inviati a controllare il garage. Ci misero poco a trovare, all’interno, un gruppo di giovani. Sul pavimento: sacchetti con una polvere sconosciuta, e accanto, una ciotola con resti di cibo che, secondo gli esperti, conteneva sostanze stupefacenti.

L’indagine rivelò che quei ragazzi sapevano che il cane amichevole entrava spesso nel garage. Gli davano avanzi contaminati da droghe, solo per divertirsi a guardarlo iperattivo. Per loro era uno scherzo. Ma le dosi accumulate nell’organismo dell’animale potevano risultare letali.

Le conseguenze
I sospettati furono arrestati. Il cane ricevette cure d’emergenza e il veterinario confermò: nel suo organismo c’erano tracce di sostanze proibite. La donna pianse in silenzio in commissariato.

— Sapevo che non era solo felicità… — sussurrò.

La notizia si diffuse rapidamente nel quartiere. I vicini ammisero di aver visto persone sospette vicino al garage, ma nessuno aveva collegato la cosa al cane.

Chiudendo il fascicolo, il sergente pronunciò una frase poi riportata dai giornali locali:

— A volte, una segnalazione su un “cane troppo allegro” non è una barzelletta. È un avvertimento che qualcosa di pericoloso sta accadendo proprio sotto il nostro naso.

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