L’autista del tir salva una ragazza dalla bufera di neve. Ma quello che scopre nei suoi documenti lo getta nello shock assoluto…

La notte era di quelle che persino i camionisti più esperti preferiscono evitare. La neve cadeva a muro, i fari fendevano a malapena il bianco accecante, mentre il vento ululava come una bestia selvaggia, scagliando schegge di ghiaccio contro i vetri. La strada sembrava viva, silenziosa, in attesa. Sergey Volkov, autista con vent’anni di esperienza alle spalle, stringeva il volante sempre più forte. L’istinto — quello che tante volte gli aveva salvato la vita — gli diceva che qualcosa non andava.

Ed ecco che lo vide.

Una figura scura al margine della carreggiata, quasi inghiottita dalla tormenta. Troppo tardi, troppo deserto, troppo pericoloso. Eppure Sergey non poté tirare dritto.

L’incontro

Frenò bruscamente e si gettò fuori dalla cabina nel gelo implacabile. Lì, accovacciata nella neve, giaceva una giovane donna. Labbra bluastre, volto pallido come la morte, abiti leggeri del tutto inadatti a quel gelo mortale.

«Ehi! Mi senti?» La voce gli tremò mentre le sfiorava la spalla.

Un flebile gemito le uscì dalle labbra. Viva.

Senza esitare, Sergey la sollevò tra le braccia e la riportò nella cabina calda del tir. Spinse il riscaldamento al massimo, la avvolse in una coperta, le avvicinò un thermos di tè bollente, pregando che potesse berne almeno un sorso.

Le dita di lei si mossero appena, come se si aggrappassero alla vita, ma gli occhi rimasero chiusi.

Il nome che cambiò tutto

Lo sguardo di Sergey cadde sul cappotto della ragazza. Qualcosa brillò — un portafoglio. Per un attimo esitò. Frugare tra le cose di uno sconosciuto non era nel suo stile. Ma lì, in quelle condizioni, poteva essere l’unico modo per salvarla. Doveva conoscerne il nome, un indizio, qualsiasi cosa.

Era un portafoglio di pelle pregiata. All’interno — qualche banconota, carte bancarie, documenti. E poi lo vide.

Maria Lebedeva.

Quel nome lo colpì come un fulmine. Il respiro gli si mozzò, il sangue gli si gelò nelle vene.

Quel cognome… Lebedev. Lo stesso che aveva cercato di cancellare dalla memoria per dieci anni. Legato a un uomo che gli aveva distrutto la vita, che gli aveva tolto tutto e lo aveva costretto a fuggire.

E ora, seduta nel suo camion, c’era la figlia di quell’uomo.

Coincidenza o trappola?

Le mani di Sergey si serrarono sul volante. Poteva davvero essere una coincidenza? Una ragazza trovata in mezzo alla neve, su un tratto di strada abbandonato, con il nome che più temeva? O era tutto una trappola, costruita con cura per stanarlo dopo tanti anni?

Scrutò il volto pallido di lei, fragile e inerme, eppure portatore di un pericolo ben più grande della tormenta che imperversava fuori. Chiamare la polizia? Portarla in ospedale e sparire? O rischiare e attendere che fosse lei stessa a raccontargli la verità?

Ogni scelta era un azzardo. Ma abbandonarla era impensabile.

La strada verso l’ignoto

Il tir divorava chilometri di neve, mentre all’interno della cabina regnava un silenzio opprimente, più pesante persino del gelo esterno. Il cuore di Sergey batteva furioso: capiva che non si trattava di un incontro casuale. Quella notte segnava l’inizio di una storia da cui era fuggito per un decennio.

E ora il passato sedeva accanto a lui, avvolto in una coperta, tremante dal freddo, ma più spaventoso della bufera che minacciava di seppellirli entrambi.

Non sapeva ancora come sarebbe terminata quella strada. Ma una cosa era certa: la sua vita non sarebbe mai più stata la stessa.

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