Anna aveva solo diciannove anni quando la sua vita fu stravolta da una decisione che non aveva mai desiderato. Nata in un piccolo villaggio ucraino, era cresciuta conoscendo la fatica fin da bambina — le faccende mattutine, l’aiuto nella vigna di famiglia, la cura dei fratelli minori. La sua famiglia possedeva una piccola azienda vinicola, ma i debiti, i raccolti scarsi e la crisi economica li avevano portati sull’orlo della rovina.
Fu allora che comparve un uomo con un’offerta che sembrava una salvezza — lo sceicco Tariq Ibn Rashid, uno degli uomini più ricchi del Marocco, un miliardario di settantacinque anni. La condizione era semplice quanto sconvolgente: avrebbe estinto tutti i debiti, salvato l’azienda… ma Anna doveva diventare sua moglie.
Per una famiglia ormai alla disperazione, fu come un patto con il destino. Il contratto venne firmato, i documenti sigillati e Anna — con una valigia di abiti modesti e il cuore colmo di paura — si ritrovò nella calda e rumorosa Marrakech.
Il palazzo in cui fu accolta sembrava uscito da una favola delle Mille e una notte. Porte intagliate altissime, pavimenti a mosaico, il profumo di sandalo nell’aria — tutto la abbagliava e la intimoriva allo stesso tempo. I servi chinavano il capo con rispetto, ma nei loro occhi si leggeva una silenziosa curiosità. Anna si sentiva più una prigioniera che una sposa.
Cercava di convincersi che quel matrimonio sarebbe stato solo una formalità, che quell’uomo anziano cercasse soltanto compagnia. Ma gli sguardi freddi dei suoi avvocati e i preparativi minuziosi delle nozze le fecero capire che si sbagliava.
Arrivò la sera. I bracciali d’oro tintinnavano ai suoi polsi a ogni movimento e, sotto il leggero tessuto dell’abito, Anna tremava. I corridoi del palazzo erano immersi in un silenzio irreale, come se persino l’aria trattenesse il respiro.

Quando le porte della sua stanza si aprirono, vide Tariq. Camminava lentamente ma con la sicurezza di chi ottiene sempre ciò che vuole. I suoi occhi, nonostante l’età, brillavano di un’intensità inquietante. Non la salutò — disse soltanto:
— Spogliati.
Ogni passo che lui compiva avvicinava il momento che lei temeva di più. Il cuore le batteva così forte che temeva di sentirlo esplodere.
Si sedette accanto a lei. Il suo respiro era pesante, la sua presenza opprimente. E poi… accadde qualcosa di inaspettato.
Tariq si fermò, la guardò negli occhi e disse a bassa voce:
— Hai paura. Lo vedo.
Quelle parole furono sorprendentemente gentili. Si alzò, si avvicinò alla finestra, si versò un bicchiere d’acqua e, senza voltarsi, aggiunse:
— Stanotte parleremo soltanto. Avrai tempo per abituarti a me.
Anna non riusciva a crederci. Tutte le storie terribili che aveva sentito sui matrimoni forzati si sgretolavano in un istante. Invece della freddezza e della prepotenza, c’era pazienza. Ma quella notte capì qualcosa di ancora più inquietante: quello era solo l’inizio.
Tariq le raccontò di aver perso la sua prima moglie molti anni prima e di non aver più trovato pace. La sua vita era piena di potere e ricchezza, ma dentro di sé sentiva un vuoto sempre più profondo. Non cercava soltanto un’unione di convenienza: voleva qualcuno che gli facesse sentire di nuovo la vita.
Per Anna fu una rivelazione. La paura restava, ma accanto a essa nacque la curiosità. E, in fondo al cuore, germogliò un pensiero pericoloso: che la sua vita potesse prendere una strada che non avrebbe mai scelto… ma che avrebbe potuto cambiarla per sempre.
Quella notte di nozze non segnò la fine della sua libertà, ma l’inizio di una storia in cui potere, denaro e sentimenti si sarebbero intrecciati fino a rendere impossibile tornare alla vita di prima.