«Si è semplicemente seduta al computer. Dopo mezz’ora, non rideva più nessuno…»

All’inizio calò il silenzio. Poi, i sussurri.

— «Sul serio? Chi la assumerebbe?»
— «Come programmatrice? Alla sua età?»
— «È uno scherzo, vero?»
— «Chissà se si ricorda ancora come si accende un computer…»

Alcuni ridevano apertamente. Altri cercavano di nascondere il sarcasmo dietro i telefoni, registrando storie per i social. Qualcuno commentava ad alta voce, senza preoccuparsi che lei potesse sentire.

Ma nessuno, in quel momento, aveva la minima idea di chi fosse veramente quella donna anziana.

Non era lì per attirare l’attenzione. Non cercava pietà, né un trattamento speciale. Non parlava dei suoi nipoti, né della pensione o dei dolori articolari. Si sedette semplicemente in fondo alla sala, aprì il portatile fornito dall’azienda e iniziò a leggere l’esercizio.

Si chiamava Margherita Sergeevna. Aveva 63 anni.

Ed era lì per candidarsi a uno stage da sviluppatrice junior… in una delle più grandi aziende informatiche della zona.

Da dove tutto è cominciato
Solo cinque anni prima, Margherita non sapeva nemmeno inviare un’e-mail. Aveva appena perso il marito, affrontato un’operazione difficile, ed era andata in pensione, sola e senza uno scopo.

I parenti le consigliavano di riposarsi, dedicarsi al giardinaggio, alla cucina, magari alla maglia.
Ma un giorno, suo nipote le mostrò un gioco di logica sul computer — e qualcosa cambiò.

Fu la scintilla.
Cominciò a leggere, prima libri elementari sul linguaggio Python, poi articoli, poi si iscrisse a corsi online. All’inizio era tutto incomprensibile: termini tecnici, errori continui, schermo pieno di codici rossi.

Ma non si arrese.

Seguì oltre trenta corsi. Si esercitava ogni giorno. Scriveva gli appunti a mano, provava e riprovava. Rimaneva sveglia fino a tardi cercando di risolvere esercizi, studiando da sola, con un vecchio computer portatile e una determinazione che nessuno si sarebbe mai aspettato.

Il giorno della prova
Quando vide l’annuncio per lo stage, pensò: «Perché no?».
Compilò la domanda. Non si aspettava una risposta. Ma la risposta arrivò.
Le venne assegnato un esercizio tecnico. Lo completò. Non era perfetto, ma funzionava. Ed era farina del suo sacco.

Poi arrivò l’invito alla prova in presenza: una sessione di programmazione dal vivo davanti agli ingegneri dell’azienda.

Fu lì che i candidati più giovani iniziarono a notarla.
Fu lì che iniziarono le risatine.

Ma mentre loro ridevano, lei digitava. In silenzio. Con attenzione.

Non si lasciò distrarre. Lesse il compito con calma, strutturò la logica e scrisse il codice passo dopo passo. Dopo mezz’ora, lo inviò.

E poi… silenzio. Questa volta, di stupore.

Uno degli ingegneri sussurrò al collega:
— «Ha superato tre dei nostri junior…»

Il ribaltamento
Il giorno dopo, i video della sua prova cominciarono a circolare nelle chat interne dell’azienda. Ma non come uno scherzo.

Erano diventati un esempio.

«Ecco cosa significa resilienza.»
«Un’ispirazione per tutti noi.»
«Ha dimostrato che la passione non ha età.»

Margherita non solo ottenne lo stage. Le venne anche chiesto di tenere seminari interni. Non tanto sul codice, ma su qualcosa di più importante: la motivazione. La forza di volontà. La capacità di non mollare mai.

Oggi, nella sala conferenze dell’azienda, c’è una targa con scritto:
«Il codice non guarda l’età. Guarda la logica. E il coraggio.»

Margherita lavora vicino alla finestra. Indossa una giacca grigia, ha sempre una tazza di caffè accanto e due monitor accesi. Parla poco. Ma quando parla, tutti ascoltano.

I giovani che un tempo ridevano, oggi bussano alla sua porta con umiltà:
— «Signora Margherita, potrebbe dare un’occhiata al mio codice?»

E nessuno, mai più, si chiede se sappia accendere un computer.

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