«MAMMA, SONO A TERRA» – il sogno inquietante della madre di un soldato scomparso. «SONO VIVO – AIUTO…» Quello che ha visto dopo l’ha lasciata senza parole

Ci sono sogni che sembrano più reali della vita stessa. A volte portano messaggi che nessun cuore è pronto ad ascoltare. Questa è la storia di una madre che da anni vive con il dolore della scomparsa di suo figlio, un giovane soldato sparito nel nulla durante una missione, senza lasciare traccia. Nessuna lettera, nessun segnale, nessun corpo ritrovato. Solo un silenzio che dura da decenni e una speranza che non si è mai spenta.

Qualche settimana fa, tutto è cambiato. La donna ha raccontato di aver avuto un sogno così vivido e nitido da sembrare reale, come se non stesse dormendo, ma vivendo un’esperienza vera. Nel sogno si trovava in una distesa deserta, grigia e fredda. L’aria era immobile, il cielo scuro come cenere. A pochi passi da lei, fermo come una statua, c’era suo figlio. Lo riconobbe subito, anche se gli anni non avevano lasciato traccia sul suo volto. Ma i suoi occhi erano diversi: vuoti, disperati, carichi di una sofferenza che non apparteneva a questo mondo.

«MAMMA, SONO A TERRA… SONO VIVO – AIUTO…» sussurrò lui, ma non nella loro lingua, bensì in ceco, che aveva imparato durante il servizio militare. La donna non conosceva quella lingua, eppure, nel sogno, comprese ogni singola parola come se le avesse sentite nel cuore, e non con le orecchie. Era un grido disperato, un urlo dell’anima.

Si svegliò di colpo, urlando, con il cuore che batteva all’impazzata. Non riusciva a distinguere se fosse stato un semplice incubo o un messaggio vero, un segno dall’aldilà. Per tutto il giorno la sua mente tornava a quella voce, a quelle parole: «Sono vivo – aiuto».

La notte successiva il sogno tornò, ma questa volta ancora più terrificante. Rivide suo figlio, ma ora era incatenato a terra, coperto di fango e sangue. Provò a parlare, ma non riusciva: gli avevano tagliato la lingua. La donna vide la sua bocca ferita, il suo volto deformato dal dolore. Il silenzio, più delle parole, urlava la sua sofferenza.

Dopo quella notte la madre non trovò più pace. Non riusciva a dormire, tremava a ogni rumore, e ogni volta che chiudeva gli occhi, rivedeva quelle scene. Iniziò a cercare risposte. Frugò nei vecchi archivi militari, cercò nomi di prigionieri, parlò con veterani e investigatori, ma nessuno seppe dirle nulla. Eppure, sentiva che quei sogni non erano solo frutto della sua mente.

Il villaggio dove vive cominciò a mormorare. I vicini dicevano che la donna era cambiata, che i suoi occhi non erano più gli stessi. Alcuni sostenevano di averla sentita parlare nel sonno, ripetendo frasi in una lingua sconosciuta. Lei stessa diceva di percepire una presenza accanto a sé, un’ombra che la seguiva.

La sua storia arrivò anche ai giornalisti. All’inizio la considerarono una semplice leggenda, una fantasia di una madre in lutto. Ma quando la donna cominciò a descrivere dettagli dell’uniforme di suo figlio, simboli e segni che solo i militari conoscevano, molti iniziarono a dubitare che fosse tutto un sogno.

Si riaccesero vecchie voci. Alcuni ricordarono che, anni prima, tra le montagne vicine, c’era un campo segreto dove venivano rinchiusi prigionieri. Racconti di torture, sparizioni e violenze mai confermate ufficialmente, ma mai dimenticate. La madre era convinta che il suo figlio fosse lì, o che almeno la sua anima vi fosse imprigionata.

Un giorno decise di partire. Debole, anziana, ma con una forza che solo una madre può avere, si mise in cammino verso quei luoghi dimenticati. «Lui mi chiama,» diceva. «Non troverà pace finché non lo riabbraccerò.»

Ogni notte, prima di addormentarsi, ripete il suo nome come una preghiera. A volte, giura di vedere il suo volto riflesso nell’acqua o nelle finestre buie. Altre volte, sente la sua voce – un eco lontano che sussurra: «Mamma, sono a terra… sono vivo – aiuto…».

È una storia che divide chi la ascolta. Alcuni pensano che sia solo follia e dolore. Altri sono convinti che ci sia qualcosa di più, un mistero oscuro che nessuno vuole svelare. Ma una cosa è certa: l’amore di questa madre è più forte di qualsiasi paura.

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