Era una calda giornata d’estate. L’aria tremolava sopra l’asfalto rovente, le strade erano silenziose, deserte. Nel suo piccolo negozio di alimentari, in un angolo della città, Valentino stava sistemando gli scontrini dietro al bancone. Nulla di strano, tutto sembrava normale.
Finché il silenzio non fu spezzato.
Un rumore. Un misto tra un nitrito, un tonfo e un fragore di vetri. Valentino alzò lo sguardo, confuso. Un secondo dopo, la vetrina del suo negozio esplose.
Un cavallo sfondò il vetro.
Non era un cavallo qualsiasi. Era apparso dal nulla, con gli occhi spalancati dal terrore, la schiuma alla bocca, il fianco insanguinato. Nessuna sella, nessuna briglia, nessun cavaliere. Solo puro, inspiegabile panico.
Si impennò davanti al negozio, scalciando con forza contro la vetrina, nitrisceva in modo lacerante, quasi umano. I vetri si frantumarono come ghiaccio, i frammenti brillavano al sole. Poi, improvvisamente, il cavallo si voltò e fuggì.
Valentino restò immobile. E poi, senza pensarci, corse dietro all’animale.

Qualcosa lo spingeva a seguirlo. Non era logica. Era istinto. Il cavallo correva per vicoli stretti, tra edifici abbandonati, finché non si fermò davanti a un vecchio macello dismesso.
Il seminterrato.
Nessuno vi metteva piede da anni. Le porte erano sbarrate, e giravano storie strane su quel luogo. Ma ora il cavallo era lì, fermo, davanti all’ingresso.
Valentino si avvicinò. Il cavallo non si mosse.
Poi sentì qualcosa.
Un suono. Un pianto. Debole. Di un bambino.
Senza esitare, scostò la porta marcita ed entrò nel buio. L’aria cambiò subito: fredda, umida, pesante. Scese le scale con cautela. Ogni passo era un’eco. Ogni respiro, un fardello.
Inciampò.
Non era un oggetto. Era un corpo.
Una bambina.
Legata a un tubo, il viso pieno di lividi, gli occhi enormi e fissi nel vuoto. Avrà avuto al massimo sette anni. Respirava a fatica.
«Ti prego… non lasciarmi», sussurrò.
Valentino liberò le corde con mani tremanti, la sollevò tra le braccia. Ma prima di andarsene, vide qualcosa nell’ombra.
Un altare improvvisato. Candele bruciate, simboli strani, ossa animali, barattoli sconosciuti.
Non era un semplice rapimento. Era qualcosa di oscuro. Arcaico.
Quando tornò fuori con la bambina, il cavallo era ancora lì. Ma non si mosse. Guardava. Come se aspettasse. Come se avesse voluto mostrargli tutto questo.
Poco dopo, arrivarono ambulanze, polizia, giornalisti. La bambina era scomparsa da otto giorni. Nessun indizio. Nessuna traccia.
E il cavallo? Sparito. Nessuno lo vide più.
Due giorni dopo, Valentino tornò al vecchio edificio.
Non c’era più nulla.
Niente porte, niente scale. Solo un parcheggio vuoto. Come se tutto fosse stato cancellato.
Quella notte giurò di aver sentito un nitrito fuori dalla finestra. Corse fuori. Nulla. Ma sull’asfalto… orme fresche. Che conducevano verso il bosco.
Alcuni giurano che, nelle giornate più torride, quel cavallo ritorni. Senza sella. Senza padrone. Solo occhi che vedono ciò che altri non vedono.
E se hai il coraggio di seguirlo, forse anche tu troverai qualcuno che aspetta nel buio da troppo tempo