DOPO LA GRANDE ONDA: QUANDO LA CALMA SI TRASFORMA IN ORRORE

Quando l’onda si ritira, il mare si fa immobile. La superficie diventa uno specchio, il sole si riflette senza increspature, e tutto sembra finito. La tempesta è passata. È tornata la pace. L’aria è piena di un silenzio salato. Ma proprio in quei momenti, quando tutto appare calmo, qualcosa si agita nelle profondità. Qualcosa di antico. Qualcosa che non avrebbe mai dovuto essere risvegliato. Perché dopo l’onda… inizia l’orrore.

È successo a luglio. Una località balneare come tante — niente di straordinario, se non per le spiagge pulite e la quasi totale assenza di squali. I turisti arrivavano ogni anno, soggiornavano in piccoli hotel, mangiavano gelato, nuotavano fino al tramonto. Nessuno si aspettava che quella sarebbe stata l’ultima estate per molti di loro.

Tutto iniziò con un’onda anomala, enorme. Nessun allarme, nessun preavviso. La mattina era serena: cielo limpido, acqua calma, brezza leggera. Ma verso mezzogiorno, all’orizzonte apparve qualcosa. Una massa scura. Le persone sul molo videro avvicinarsi una parete d’acqua. Alta otto metri. L’onda si abbatté sulla costa, distruggendo barche, sommergendo spiagge, rovesciando auto.

Ma il vero incubo cominciò dopo.

Quando l’acqua si ritirò, il mare non era più lo stesso. Il colore era cambiato. Nell’acqua si muovevano strane ombre, lente, profonde. Alcuni pensavano fossero alghe. Altri, detriti.

Poi iniziarono le sparizioni.

La prima fu una bambina. Camminava sul bagnasciuga — e scomparve. Nessuno urlo, nessuno spruzzo, nessuna traccia. Solo il vuoto. Poi tre adolescenti, usciti a fare una passeggiata notturna sulla spiaggia. Al mattino rimasero solo le loro impronte, interrotte all’improvviso sulla sabbia.

Le autorità tentarono di insabbiare tutto. Dicevano che era sotto controllo, che si trattava di coincidenze. Ma i residenti sapevano la verità. Qualcosa era tornato con l’onda. Qualcosa che era già stato lì secoli fa.

Un anziano, Severyan, quasi novantenne, parlava di una leggenda. La Sposa del Mare. Così veniva chiamata una figura senza volto, con occhi neri come perle. Non camminava sulla terraferma, ma la sua ombra sì. Si allungava sull’acqua e sulla sabbia, cercando anime da reclamare.

«Arriva quando il mare ha assaporato il dolore», diceva. «Prende ciò che le è dovuto per il silenzio.»

All’inizio lo prendevano in giro. Poi scomparve anche lui. Nessun segno di effrazione. Tutte le porte chiuse dall’interno. Sul pavimento, una pozza d’acqua. E in mezzo, un’impronta di mano. Di un bambino. Ma Severyan viveva solo.

Un giornalista, Igor Pankratov, iniziò a indagare. Diceva di avere un video di sorveglianza della spiaggia. Un uomo vi appariva mentre veniva trascinato sott’acqua da qualcosa di trasparente, simile a un tentacolo. Il suo corpo si piegava in modo innaturale, poi spariva. La sabbia tornava piatta, come se nessuno fosse mai stato lì.

Il video scomparve il giorno dopo. Così come il giornalista.

Chi era stato lì raccontava cose strane. Alcuni sentivano il rumore delle onde dentro casa, anche a chilometri dal mare. Altri dicevano che dai rubinetti usciva acqua salata. C’era chi aveva visto una donna vestita di bianco sulla spiaggia, immobile, silenziosa. Chi si avvicinava… non tornava più.

Gli scienziati non commentarono. Qualcuno parlava di tossine marine, meduse rare, allucinazioni da caldo. Ma nulla spiegava l’assenza di corpi. Nessun vestito. Nessun resto. Solo il silenzio. E l’acqua.

Sempre l’acqua.

L’ultima testimonianza fu un video registrato da un balcone d’hotel. Di notte. Una figura pallida stava sul bagnasciuga. Alzava una mano — e una forza invisibile spazzava via sedie a sdraio in fila. Poi scompariva. Il video finiva con un urlo.

Il telefono fu ritrovato in camera. La ragazza che l’aveva girato? Mai più vista. Sul pavimento, di nuovo: acqua. E l’impronta.

Oggi quella spiaggia è chiusa. Non per inquinamento. Non per sicurezza. Ma per qualcosa di più antico. Qualcosa che vive ancora lì. Gli abitanti la chiamano “La Riva del Silenzio”. Nessuno fa più il bagno. Nemmeno gli uccelli vi si posano. Di notte, la gente accende candele lungo la strada verso il mare. Alcuni pregano. Altri supplicano.

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