Quattro suore scomparse nel 1980. Ventotto anni dopo, un prete fa una scoperta che sconvolge tutta la Chiesa

Estate 1980. Il convento di Santa Chiara, nascosto tra le colline a sud di Palermo, era da secoli un luogo di silenzio, preghiera e clausura. Le suore che vi abitavano vivevano nel più rigoroso isolamento, coltivando erbe medicinali, cucendo paramenti e dedicando la loro esistenza alla fede. Ma una mattina, il silenzio si fece assordante: quattro suore risultarono scomparse.

Nessun segno di fuga. Nessuna lettera. Nessuna testimone.

La diocesi aprì un’indagine. In due settimane, tutto fu archiviato:

«Probabilmente si sono allontanate volontariamente.»

Ma nel paese si diceva altro.

«Suor Rosa non se ne sarebbe mai andata. Pregava anche di notte.»

I decenni passarono. Il caso fu dimenticato. Finché, nel 2008, un nuovo sacerdote — don Michele — fu assegnato allo stesso convento.

Il nuovo arrivato e l’atmosfera inspiegabile
Don Michele era un uomo semplice ma intuitivo. Fin dai primi giorni, avvertì un’atmosfera pesante. Nulla di soprannaturale, ma un’opprimente sensazione di qualcosa di non detto.

Soprattutto vicino a una stanza chiusa a chiave, dimenticata sotto la polvere.

«È solo un magazzino,» gli dissero.
Ma don Michele non era tipo da ignorare una porta chiusa.

Una sera, armato di torcia e chiave inglese, la aprì.

Una botola sotto il pavimento
Il magazzino era buio, umido, pieno di casse. Ma quando calpestò una certa asse, sentì un suono vuoto. Spostò tutto, sollevò il pavimento.
C’era una botola.

Sotto di essa, una stretta scala in pietra portava a una stanza sotterranea. Là, nella penombra, quattro bare in legno.

Sopra ogni bara, un velo nero e una croce.

Una scoperta agghiacciante
La polizia fu chiamata. Aprirono le bare.

Dentro c’erano i corpi mummificati di quattro suore in abito completo, mani incrociate, ognuna con un rosario al collo.

La prima: Suor Rosa, identificata da una medaglietta.
Le altre tre erano le scomparse del 1980.

Ma non c’erano segni di violenza. Nessun documento. Nessuna indicazione sul motivo della loro morte.

Tutto era stato nascosto con cura.

Il diario nascosto
Dietro una parete smossa, fu trovata una scatola di metallo. Dentro: un diario.

Era di Suor Elisa, una delle quattro scomparse.

L’ultima pagina, datata 13 agosto 1980:

«Rosa parla nel sonno. Dice che uno dei preti porta l’oscurità nella casa del Signore. Non sappiamo cosa fare. Se spariamo, sappiate che ci hanno fatto sparire.»

Quel prete era don Antonio, assegnato brevemente al convento proprio quell’estate. Due mesi dopo, fu trasferito in Sud America. Da allora — nessuna traccia.

La reazione della Chiesa
Il giorno dopo la scoperta, un funzionario della diocesi arrivò sul posto.

Dichiarazione ufficiale:

«I corpi sono stati ritrovati. Le cause del decesso non sono chiare. Si prega di non creare allarmismi.»

Don Michele fu trasferito in un’altra parrocchia.
Il convento — chiuso ai visitatori.

Ma il paese non dimenticò.

Le voci e il murales fuori dal convento
Giorni dopo, sulla parete esterna qualcuno scrisse con vernice rossa:

«Non sono fuggite. Sono state sepolte nel silenzio.»

Le suore furono ricordate con una messa speciale, ma il Vaticano non pubblicò mai un’indagine ufficiale. Le autorità archiviavano, i giornalisti cercavano risposte.

Ma molti sospettano la verità:
Le suore sapevano qualcosa. Forse avevano scoperto abusi o rituali proibiti.
E forse per questo furono ridotte al silenzio. Per sempre.

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