Io e mio marito sognavamo da tempo una vacanza insieme. La vita però ci metteva sempre i bastoni tra le ruote: lavoro, impegni, imprevisti continui. Finalmente, quasi per miracolo, siamo riusciti a organizzare un viaggio al mare. I biglietti li abbiamo comprati all’ultimo minuto e, come spesso accade, i posti in aereo non erano vicini. Io non ci ho fatto troppo caso: due ore separate non sono nulla, rispetto a una settimana intera di libertà davanti a noi.
Salgo a bordo, percorro il corridoio e, passando accanto a mio marito, noto subito chi si è sistemata al suo fianco. Una ragazza giovane, poco più che ventenne, con shorts di jeans microscopici, rossetto rosso acceso e ciglia finte talmente lunghe da sembrare ventagli. Non sono una donna gelosa, quindi non mi sono scomposta: “Va bene, che ci stia pure,” ho pensato.
Ma mezz’ora dopo ho capito che mi sbagliavo
All’inizio sembrava tutto innocente. Lei rideva a ogni parola di mio marito, piegandosi verso di lui come se stesse ascoltando confidenze preziose. Poi sono arrivati i tocchi “casuali”: il braccio sfiorato, la richiesta di aiuto per il bagaglio, la mano che si posava con troppa disinvoltura. Mio marito, da vero gentiluomo, restava cortese ma distaccato, rispondendo brevemente e senza interesse.
Eppure la ragazza insisteva. Sembrava convinta che, solo perché viaggiava senza la moglie accanto, quell’uomo fosse terreno libero. Il colpo finale è arrivato quando ha steso le sue lunghe gambe sullo schienale del sedile davanti, proprio davanti agli occhi di mio marito — come per mettersi in mostra deliberatamente.
A quel punto ho detto basta
Avrei potuto ignorarla. Avrei potuto farmi una risata e aspettare che smettesse. Ma dentro di me qualcosa è scattato. Lasciarle continuare avrebbe significato permetterle di pensare che fosse normale giocare con il matrimonio altrui.
Mi sono alzata, ho camminato decisa fino a loro e mi sono fermata accanto al sedile. Mio marito mi ha guardata con sollievo mentre gli posavo una mano sulla spalla, sorridendogli con calma. Poi mi sono girata verso di lei e, con voce ferma ma pacata, le ho detto:
— “Signorina, vedo che ama attirare l’attenzione. Ma scelga qualcun altro. Quest’uomo è mio marito.”

Per un attimo, sull’aereo è calato il silenzio. Alcuni passeggeri si sono persino voltati. Lei è diventata rossa in volto, ha abbassato subito le gambe e ha borbottato un timido “Stavo solo chiacchierando…”. Ma era troppo tardi.
La mia lezione è stata semplice, ma efficace
Non ho urlato. Non l’ho insultata. Non ho fatto scenate. Mi è bastato tracciare un confine chiaro. Ed è stato sufficiente: per il resto del volo è rimasta zitta, fissando lo schermo del telefono.
Poco dopo, mio marito mi ha stretto la mano e ha sussurrato:
— “Tu sai sempre come mettere fine alle cose. Grazie.”
Cosa ho imparato da questa storia
Di ragazze così ce ne sono tante. Credono che il flirt sia innocente, ma in realtà mancano di rispetto agli altri e al loro amore. Il rispetto è semplice: non si invade ciò che non ci appartiene.
Io ho capito una cosa: proteggere il proprio matrimonio non significa essere gelosi o fare scenate. Significa avere la forza di alzarsi in piedi e dire basta. La lezione che ho dato a quella ragazza non è stata per umiliarla, ma per ricordarle che la felicità degli altri non è un gioco.
E ora, ogni volta che ripenso a quel volo, sorrido. Ho avuto la conferma di avere accanto un uomo di cui fidarmi. E ho dimostrato, a me stessa e a chi guardava, che certi confini non si possono superare.