Nel cuore di un tranquillo parco cittadino, c’era una giostra. Niente di speciale: colori vivaci, musica allegra, bambini che ridono. I genitori facevano foto, i venditori offrivano zucchero filato, e i più piccoli osservavano le cabine roteare con entusiasmo.
Nessuno — davvero nessuno — pensava che quella giostra potesse avere dei problemi.
Ma un sabato pomeriggio, tutto è cambiato. Quello che doveva essere un giro spensierato si è trasformato in un evento che nessuno potrà mai dimenticare.
Una giornata come tante… fino a un certo punto
Il sole splendeva, il cielo era limpido, l’aria profumava di primavera. C’era una coda davanti alla giostra, e tra i bambini impazienti c’era anche Lisa, 11 anni, due trecce strette e una giacca rossa.
Aveva insistito per salire sulla cabina più alta — quella che «tocca il cielo», come aveva detto.
L’operatore controllò le cinture, sorrise e avviò la giostra. Le cabine iniziarono a salire dolcemente, la musica partì.
Ma dopo appena venti secondi, accadde qualcosa di strano.
L’urlo che ha gelato tutti
La struttura si scosse. All’inizio appena percettibilmente. Poi, con più forza. Alcune cabine ondeggiarono in modo anomalo. Un adulto indicò il cielo.
E allora si udì un urlo.
Un urlo acuto, disperato.
Veniva dall’alto.
Era Lisa.
La sua cabina — decorata come una navicella — si era inclinata in modo anomalo. Un aggancio laterale sembrava essersi allentato. Il metallo strideva. La cabina penzolava pericolosamente.
I bambini nelle altre cabine gridavano. I genitori impallidirono. L’operatore tentò di premere il pulsante d’emergenza — ma nulla funzionava. Il sistema era bloccato.
Lisa era sola. Stretta con tutte le forze alla barra di sicurezza. Il suo viso era impietrito. Le sue labbra si muovevano, come se stesse pregando.

Poi… l’impossibile
Nel momento in cui tutti si aspettavano il peggio —
Quando sembrava che la cabina si stesse per staccare del tutto —
Essa si fermò.
Sì. Sospesa in aria. A mezz’aria.
Né in salita né in discesa.
Immobilizzata.
Nessun cavo la teneva. Nessun freno meccanico era stato attivato. Ma la cabina non si muoveva. Non per un attimo. Ma per almeno sei o sette secondi.
Quel tempo bastò.
Bastò perché un tecnico raggiungesse il pannello d’emergenza.
Bastò per spegnere tutto manualmente.
Bastò per avvicinare una scala e salvare Lisa.
Quando la tirarono fuori, era bianca come un lenzuolo, tremava. Ma era illesa.
E disse una frase che nessuno si aspettava:
«Ho sentito delle mani. Non quelle della cintura. Qualcuno mi teneva. Qualcuno mi ha detto di non avere paura.»
Le indagini ufficiali
Due giorni dopo, la giostra fu sottoposta a controllo completo.
Risultato: nessun guasto rilevato. I bracci erano solidi. I cavi integri. I sensori — tutti funzionanti.
Ma un’anomalia c’era:
una frenata d’emergenza registrata da un operatore… che non esisteva.
Il sistema segnalava un secondo operatore attivo in postazione. Ma quella persona, in realtà, non c’era.
Nessuna spiegazione tecnica. Nessuna risposta.
Il luogo del miracolo
Da quel giorno, la giostra è stata chiusa. Ma al suo ingresso sono apparsi fiori, disegni di bambini, biglietti lasciati da sconosciuti.
Uno diceva:
«Non sei caduta. Perché qualcuno, in qualche modo… non te l’ha permesso.»
Lisa oggi sorride. Non ha più paura.
Quando le chiedono se salirà ancora su una giostra, risponde:
«Forse sì. Perché so che anche quando tutto sembra crollare, a volte… qualcuno ti tiene sospesa.»
E la giostra?
È lì. Silenziosa. Ma alcuni lavoratori affermano che, di notte, quando tutto è spento… la cabina di Lisa oscilla leggermente.
Come se qualcosa… o qualcuno… fosse ancora lì.